Spigolature: del nostro amico Mimmo Del Giudice

Caro Mimmo tutta farina del tuo ” sacco ” ! Del resto, l’autore del libro interviste immaginarie, raccoglie tutto il materiale possibile per dare seguito ai suoi lavori letterari ed ai giorni nostri, di materiale da raccogliere, la politica ce ne offre assai ! Comunque sia chiaro, siamo ancora in democrazia e la satira è ammessa soprattutto quando rappresenta la realtà, indi su richiesta del nostro Mimmo pubblichiamo le sue ” spigolature ” !

Aforismi e Spigolature
Il pagliaccio del mondo e il premier “burattino”
In uno dei suoi ultimi articoli per il Corriere della Sera, il prof. Giovani Sartori, politologo molto stimato nel vecchio e nel nuovo Continente, scrisse: “Grillo? Con lui l’Italia diventerebbe il pagliaccio del mondo”. Mai cotali parole furono più profetiche.
Il 12 febbraio 2019, nell’ aula di Strasburgo, uno dei leader del Parlamento Europeo, il liberale belga Guy Verhofstadt, ha definito il premier Giuseppe Conte “un burattino nelle mani di Di Maio e Salvini”.
I due fidanzatini I “burattinai” (copyright dell’europarlamentare belga Guy Verhofstadt) Luigi Di Maio e Matteo Salvini passano dall’elogiarsi a vicenda a scambiarsi dispettucci e frecciatine. Sembrano due teneri fidanzatini capricciosi: un giorno si fanno tante moine, si abbracciano e si baciano in pubblico, un altro giorno si insultano, si graffiano e si tirano i capelli vicendevolmente.

Dai cavalli di razza agli asini matricolati

C’erano una volta due “cavalli di razza”. Si chiamavano Aldo Moro e Amintore Fanfani. Non si amavano e si sgambettavano. Ma, volenti o nolenti, hanno dato un notevole contributo alla ripresa dell’Italia postbellica e post fascista. Oggi ci sono gli asini matricolati che le sparano di tutti i colori. Hanno due leader fenomenali: Giggino e Matteo. I quali non hanno niente in comune tranne due comode poltrone e un discreto stipendiuccio. Parlano lingue diverse, ma si sono giurati amore da qui all’ eternità. E guai a chi mette in dubbio il loro affetto e le loro premure per i poveri e i diseredati, ma non per chi è costretto a lasciare la terra natale per fame o guerra.
I partiti di lotta e di governo C’era una volta il partito di lotta e di governo. Si chiamava Partito Comunista Italiano. Governava abbastanza bene, ma solo a livello locale. E sognava, invano, la guida del Palazzo. Comunque ci sapeva fare ed era temuto e rispettato. Oggi c’è il “non partito” di lotta e di governo. Si chiama MoVimento 5 Stelle, ha stravinto le elezioni del 4 marzo 2018 e governa l’Italia in cogestione con un partito che sognava la secessione della Padania dal resto del Bel Paese. Forse più che 5 Stelle si dovrebbe chiamare 5 Pianeti o meglio ancora 5 Satelliti. Perché non brilla affatto se non per dire e non dire, fare e non fare, predicare la democrazia diretta e razzolare il potere in maniera perfetta.

Dal mitico Che Guevara al Che de noantri

C’era un volta Che Guevara, el Che. Era un medico argentino. Divenne un rivoluzionario e fu subito un mito universale. Oggi c’è Alessandro Di Battista, Dibba per i suoi sodali. Faceva il catechista assieme alla consorte di un autorevole ex banchiere. Consacrato onorevole, i suoi interventi in aula a Montecitorio gli hanno
presto consentito di fregiarsi del titolo di principe degli errori/orrori. Ha fegato e faccia tosta: non le manda a dire. Dileggia e sbruffoneggia. La sua aspirazione: essere consacrato el Che de noantri. Lo svampito mister sorrisino In una piscina di un noto centro sportivo di Roma: un nuotatore dice a un altro che si è inserito nella stessa corsia senza salutare nemmeno con un cenno di sorriso: sei un maleducato. Persino il vicepremier Luigi Di Maio sa che, quando ci si avvicina a una persona, si saluta o si fa un sorrisino. Lui, tra l’altro, per non scordarsi, sorride sempre
e se si trova davanti a uno specchio sorride ancora di più dicendo tra sé e sé: quello lo conosco, ma non mi ricordo bene chi è.

Da Toninelli a Toninulla
Da ufficiale di complemento della Benemerita ad assicuratore. Folgorato sulla via dei 5 Stelle, nel 2013 finì in Parlamento, a Montecitorio. Danilo Toninelli, cremonese di Soresina, era noto a pochi, anzi a pochissimi, forse a nessuno. Ma Beppe Grillo se ne invaghì, perché se lo si chiamava o gli si dava un ordine, rispondeva “comandi” e “signorsì”. Non amava fare baldoria e quando i suoi sodali sbraitavano in aula, lui gridava sottovoce. Diventato ministro delle Infrastrutture con il governo dell’ avvocato, ha perso la testa e imparato il gioco delle tre carte (carta vince e carta perde). Parla a schiovere e sembra che non si ricordi quanto affermato un attimo
prima. Dal serioso e studioso Toninelli, è diventato il Toninulla molto preoccupato per il Ponte di Tutti i santi appresso il quale vengono i morti.

Si, anzi meglio no

Matteo Salvini e la vicenda dei migranti sulla nave “U. Diciotti” mi ricorda una mia coetanea di 10 anni che mi piaceva assai. La quale prima mi disse sì, poi mi disse no e, sempre nello stesso giorno, mi disse non lo so. Non era stata influenzata da nessuno, ma forse capì che un impegno tanto importante poteva avere delle conseguenze. E la mia storiella finì lì. Con Salvini le cose sono andate diversamente e molto bene per lui.
Perché qualcuno o qualcuna è riuscita a fargli capire che se fosse finito sotto processo addio alla poltronissima di Palazzo Chigi. E lui questa poltronissima ha già deciso con quale pelle (umana?) va rivestita. Per cui: da rinuncio all’immunità parlamentare, non ho paura, sì, mi faccio processare, lestamente passa a: ho agito nell’interesse superiore dello Stato e quindi l’autorizzazione a procedere va negata. Per cui: no, cari
giudici, niente processo e lasciatemi lavorare in pace, ché ho ancora tanto da fare.
Mimmo Del Giudice

L’intervista immaginaria

buon divertimento a tutti

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